Riparte il cantiere sull’autonomia differenziata: opera monumentale o cattedrale nel deserto?

di Claudia Bianca Ceffa

Descrivere il progetto sul regionalismo differenziato, ormai latente da alcuni anni, nei termini di un’opera monumentale o, in alternativa, una cattedrale nel deserto, adoperando la celebre espressione coniata da Don Luigi Sturzo – con la differenza di una inopportunità dell’azione intrapresa in termini non di scelta di luoghi ove collocarla ma piuttosto di tempistiche – non pare, allo stato dell’arte, un’operazione azzardata.  

Se da un lato, infatti, tale progetto mira a rispondere a un’esigenza ampiamente avvertita in alcune regioni del Nord – tanto da essere stata più volte attivata dalle quelle autonomie e, da ultimo, certificata da due distinti referendum popolari – circa l’opportunità di avviare una delle molte, in verità, disposizioni ancora silenti del Titolo V della Costituzione a vent’anni dalla sua riforma, dall’altro, l’idea di decentrare competenze legislative e amministrative a valle di un periodo di emergenza sanitaria, ove le Regioni non sempre sono state particolarmente performanti, rischia di trasformarsi in un’opera di ingegneria costituzionale inadatta e altamente rischiosa.

L’occasione per riprendere le fila del discorso sul regionalismo differenziato, che era stato lasciato in sospeso a causa del cambio di Esecutivo nel febbraio 2021, è stata offerta dall’intervento della nuova Ministra per gli Affari regionali Maria Stella Gelmini durante la seduta dello scorso 26 maggio presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale.

In tale sede, infatti, la Ministra ha richiamato la necessità di sfruttare il momento favorevole creato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dall’imminente arrivo delle risorse europee per dare attuazione non solo alla riforma incompiuta del federalismo fiscale, a più di dieci anni dall’approvazione della legge delega n. 42/2009 che ne inaugurava un avvio mai portato a compimento, ma anche per completare il percorso tracciato dal suo predecessore in tema di autonomia differenziata, attraverso l’approvazione del suo disegno di legge quadro.

Come si ricorderà, il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia durante il Governo “Conte-bis” aveva tentato di superare le criticità inerenti al compimento del regionalismo differenziato che si erano affacciate nel corso del primo Governo Conte, parallelamente agli importanti progressi che erano stati in quel periodo compiuti al riguardo, attraverso l’elaborazione di una legge quadro in grado di incanalare secondo direttrici rispettose dei principi di solidarietà interregionale (art. 119 Cost.) e di unità e indivisibilità della Repubblica (art. 5 Cost.) il processo di redistribuzione delle competenze legislative e amministrative a vantaggio delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Al di là delle già evidenziate perplessità sull’utilizzo di una legge ordinaria per fissare i limiti e le procedure costituzionalmente imprescindibili di un “buon regionalismo differenziato”, superabile infatti in qualunque momento dalla legge di approvazione dell’intesa ex art. 116, comma 3, Cost., le affermazioni della Ministra Gelmini hanno destato sorpresa soprattutto in ragione del periodo di forte crisi economica e sanitaria provocata dall’emergenza da Covid-19.

L’automatismo del collegamento tra federalismo fiscale e regionalismo differenziato che ha caratterizzato l’intervento della Ministra si è, in particolare, legato al fatto che, attraverso la definizione dei fabbisogni standard e dei meccanismi perequativi resa possibile dall’implementazione delle missioni costitutive del PNRR e, quindi, dalla ipotizzata riduzione dei profondi divari socio-economici presenti nel Paese, si potrebbero conseguire quei tanto sospirati Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) relativi ai diritti di cittadinanza, che costituiscono tutt’ora una delle principali criticità dell’attuazione dell’art. 116, comma 3, Cost.

Annunciando la costituzione presso il Ministero di una Commissione con il compito precipuo di verificare la possibilità di riproporre il disegno di legge quadro sull’autonomia regionale, la Ministra Gelmini si è detta fiduciosa delle buone chance di realizzazione di due tra le riforme più discusse degli ultimi vent’anni, nonché convinta della necessità di non interpretare in modo erroneo il richiamo effettuato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 37/2021 per una cornice regolatoria nazionale per la lotta alla pandemia.

Come era prevedibile, le affermazioni della nuova Ministra per gli Affari regionali hanno immediatamente scatenato reazioni contrastanti da parte dei sostenitori e dei detrattori dell’autonomia differenziata, ingenerando risposte, da un lato, entusiastiche per la rinnovata opportunità di completamento di un percorso che aveva conosciuto significativi passi in avanti nel 2019 e, dall’altro, allarmate, a causa degli effetti imprevedibili che un simile processo potrebbe causare, soprattutto al termine di un periodo di emergenza quale quello innescato dalla pandemia ancora in atto.

Al netto delle tifoserie di una delle partite più importanti fra quelle sinora condotte tra lo Stato centrale e le autonomie regionali e che molto può decidere in termini di salute non solo economica ma anche istituzionale dell’ordinamento italiano, è chiaro come una riflessione che tenda ad affrontare adeguatamente il tema del regionalismo differenziato non possa svolgersi in un clima sincopato e agitato da opposte correnti di chi vede nell’attuale momento storico, da un lato, un’occasione irripetibile da cogliere al volo e, dall’altro, una valida motivazione per tornare a un neo-centralismo statale.

L’augurio è che in una fase così delicata per la ripresa del Paese, tempo ed energie siano rivolte non a esacerbare i già tesi rapporti tra lo Stato e le Regioni ma a recuperare quella leale collaborazione che deve necessariamente caratterizzare l’azione fra i livelli di governo e che, attualmente, si rivela ancora più preziosa in vista della realizzazione di interventi integrati e complementari per le sfide che il sistema Paese dovrà affrontare.

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